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​CINEMA TEATRO ITALIA

racconti di esperienze d'arte dal pianeta Italia
a cura di Elena Bucci

Gli intenti

10/3/2020

 
di Elena Bucci

​Quando immaginai questo luogo, molto prima dell’emergenza, fu prima di tutto per divertimento e poi perché mi sembrava davvero strano che il pubblico, gli amici, tutti coloro che amano il teatro, il cinema, la musica, fossero spesso all’oscuro di tanti particolari delle nostre arti, a partire da tutto quanto avviene nel tempo magico nel quale si preparano le opere per arrivare alle imprevedibili e anch’esse creative avventure dei tour, delle distribuzioni, dei viaggi, dei fondamentali incontri con il pubblico.
In un tempo non lontano magnifici scrittori, pittori, musicisti amavano raccontare delle loro esperienze dal vivo, consapevoli che solo attraverso il loro sguardo molti avrebbero potuto scatenare l’immaginazione diventando virtuali spettatori dell’evento irripetibile.
Racconti stupendi ci sono arrivati anche intorno al cinema, aprendo orizzonti arditi sulle infinite possibilità di trasformare la realtà.
Fino ad un certo punto della nostra storia e cultura non era disdicevole scrivere libri di racconti e sì – lo scrivo – aneddoti, memorie. Spesso sono arbitrari, scritti per divertire, parziali, non del tutto onesti forse, ma affascinanti: da essi possiamo dedurre elementi per conoscere, amare, comprendere meglio le nostre arti, in tutte le loro miracolose sfumature, frutto di una grande libertà e inventiva.
Forse l’ubriacatura generata dalla facilità di registrare e riprendere in video – spesso non ponendosi adeguate riflessioni sulla natura del mezzo – ha indotto a pensare che la scrittura e il racconto fossero superati, forse generazioni di rigorosi e validi studiosi e professori, pur regalandoci encomiabili studi che hanno nobilitato la materia – anche se a volte basati sulle recensioni dei giornali, strumento tra i più fragili e deperibili – hanno allontanato molti dallo studio e dalla pratica di quella scrittura dei ricordi, delle impressioni, delle storie delle arti basata sul tentativo di restituire rigorosamente emozioni e pensieri del singolo, atmosfere delle platee, particolari, scintillii, cortocircuiti di pensiero ed emozione tra i quali intravedere bagliori di personali visioni e verità.
Sono consapevole che questo viaggio può evocare stanze ed archivi polverosi dove si affastellano pagine e pagine di memorie che non parlano più a nessuno. Non sono una nostalgica, anche se mi piace guardare indietro, per curiosità e divertimento, per non limitare lo sguardo al presente, per non cedere alla tentazione di convincermi che la nostra realtà sia l’unica possibile.
​Tutti questi tesori ci sono stati consegnati e vanno magnificati e raccontati, come è bello che trovino parole le arti che si consumano nel farsi e anche quelle emozioni che si accendono nell’incontro con una mostra, con un film.

Ecco il senso di questo luogo. Sarebbe bello che lo facessero tutti: gli artisti, gli studiosi, il pubblico, i curiosi. Sarebbe bello sentirsi liberi di lasciare scritti profondi e fuggevoli impressioni, immagini e densi pensieri.
Sarebbe bello che si abbandonasse il desiderio di criticare i messaggi gli uni degli altri, lasciando che il tempo dica la sua.
Tutti questi intenti soltanto ieri erano un gioco, una riflessione, un arricchimento per il quale era difficile trovare il tempo, visto che si era spesso in corsa per affastellare progetti e impegni, sicuri nel programmare calendari che si spingevano molto in là nel futuro, mentre ora mi sembrano quasi una necessità.
Abbiamo perso la bellezza e la libertà che ci sembravano nostre di diritto. Custodiamone la memoria e la forza.
Le parole sono il transito verso il futuro, lasciapassare che anche la morte accetta. Archivio vivo.

Riceviamo i messaggi alla casella di posta: [email protected]
ho preferito non usare Facebook per lasciare a tutti la libertà di partecipare senza iscriversi ad un social.


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