un ricordo di Laura Berardi, Laboratorio Teatrale Permanente Le belle bandiere Tic tac tic tic tac. Non ricordo niente. Tic toc tic toc Ricordo solo qualcosa. Ricordo solo le emozioni. Quelle le ricordo tutte. Giuditta e Oloferne. Paura. Tanta. Angoli vissuti. La mia stanza in Cortile. Lunario, la spada che si rompe. La teleferica con le balle di paglia, l’odore mischia nostalgia e gioia. Meccanica Vampirica, io tiro di scherma, la scherma è uno sport fascista diceva mio fratello… Rosso. Il vestito Rossella O’Hara, la mia prima entrata. La chiesa consacrata piena della presenza di Mauro, con le sue chiacchiere liricamente irrispettose prima delle letture, parla piano, il parroco si arrabbia! Ma cosa vuoi che si arrabbi! Si arrabbiò? No, credo di no, era impossibile arrabbiarsi con lui, ci manchi “ingombrante” uomo. Kurt Weill che non riesco a imparare, ancora paura, ma due braccia mi guidano per non sbagliare. San Giacomo. I suoi tramonti e i suoi fantasmi, perché io ci credo ai fantasmi. Tanti cavi da raccogliere, magicamente prima ci sono poi non ci sono più, devo aver perso un passaggio! Mangiare tanto, sempre, prima, no, più dopo, magari prima un bicchiere di vino, nooooo, ve l’ho detto di non bere prima dello spettacolo! Ancora mangiamo. Oddio l’orgia! Ancora cibo. La quadriglia. Biga cromata 7HP Labirinto, tanto rosso, piccolo e potente. Tanto da dire, ma una sola parola, Gratitudine. Qualcuno ancora ci crede. Qualcuno ancora lo vive quel ricordo. Io ho creduto di non crederci più, me ne sono convinta, ma mannaggia a me, ci credo ancora. E non significa niente. Adesso però non ha importanza. I commenti sono chiusi.
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